contatore accessi Storia – Chiesa Madre di Carini

Storia

Dedicata a Maria SS. Assunta, la Madre Chiesa di Carini la cui edificazione inizia 1492, come cita l’Arciprete Badalamenti nelle sue pubblicazioni su Carini, trova il suo assetto definitivo alla fine del 1700.  Quindi già nella prima metà del 1500 era in funzione, sicuramente in un assetto più piccolo.  La Parrocchia venne eretta nel 1523 e l’archivio parrocchiale inizia a raccogliere i dati anagrafici della popolazione dal 1528.  Grazie alla munificenza del Principe di Carini e allo zelo dei tanti Sacerdoti e Arcipreti, degno di menzione è don Carlo Ballarini, la Madre Chiesa e le altre Chiesa sorte quasi tutte tra il 1500 e il 1600, hanno opere d’arte di grande importanza. Fu poi il Servo di Dio Mons. Tommaso Mannino, Arciprete dal 1909 al 1936, che con “una grande e colossale opera di restauro” e  grazie alla generosità del Popolo carinese, riporta la Madre Chiesa, devastata dall’umidità, al primitivo splendore completando la decorazione delle parti grezze della cupola e delle navate laterali.

Ancor prima del 1492 è stata Chiesa Madre la Chiesa di S. Giuliano, oggi convento delle Suore Francescane cappuccine, nei pressi del Castello La Grua. Poi la Chiesa di S. Vito martire Patrono di Carini.    Nel libro della Maramma dell’Archivio parrocchiale è scritto: “NOTANDA – nell’anno 909 venne SS. Mulei Almond Re d’Africa in Palermo, da cui i Carinesi ottennero di formarvi il loro paese nella terra vecchia, essendo stata distrutta la II Hyccara; ed in detto tempo ebbero a formarvi la piccola chiesetta di S. Giuliano che fu Madice Chiesa fino al 1450. Nell’anno 1447, il Barone Gilberto La Grua, cominciò ad ingrandire la Chiesa di S. Vito a sue spese con licenza della Corte di Mazara e nel 1450, fu trasrferito solennemente il Sagramento dalla Madrice della Terra Vecchia alla Chiesa di S. Vito divenendo così Chiesa Madre”.

L’aumento della popolazione portò così alla costruzione dell’odierna Chiesa Madre dedicata in un primo tempo al SS. Sacramento e poi successivamente alla Beata Vergine Maria Assunta in cielo.

Oggi la Madre Chiesa è uno scrigno di opere d’arte, basta visitarla per comprendere il grande valore di esse. Primo fra tutte è da menzionare il fonte battesimale datato 1496 e poi una infinita serie di affreschi di Joseph Testa panormitanus del 1795 e di Onofrio Tomaselli del 1927. Le numerose tele sono da menzionare: “l’Adorazione dei Pastori” di Alessandro Allori 1578, “la Madonna Libera Infermi” del Tancredi, le cinque tele del coro raffiguranti “l’Assunzione della Madonna”, “la Natività di Maria”, “lo Sposalizio di Maria”, “la Visita ad Elisabetta” e “la Visione della Madonna di due Santi” attribuite ai fratelli Manno.

Il simulacro ligneo cinquecentesco del SS. Crocifisso è il centro attorno al quale ruota la pietà popolare dei carinesi.  Le sue origini miracolose tramandate nei secoli hanno segnato la vita di tutti i carinesi divenendo il simbolo per eccellenza della religiosità del popolo.  Restaurato per la prima volta alla fine del 2015 da Ivana Mancino, finalmente lo si può ammirare la sua originale e straordinaria bellezza. Sul dorso del Crocifisso è stato ritrovato parte di un cartiglio che ci ha fatto scoprire l’autore dell’opera: Antonello Matinati 1542.

C’è poi tutta la statuaria: Il S. Vito patrono principale di Carini opera di Paolo Gili e Antoni Barbato 1529, S. Andrea del XV sec., S. Sebastiano e S. Lucia del  XVI sec., S. Pietro di Girolamo Bagnasco,  L’Immacolata di Rosario Bagnasco, due mezzibusti -reliquiari in legno raffiguranti S. Vito e s. Rosalia del sec. XVI.

Accanto alla Madre Chiesa c’è l’Oratorio del SS. Sacramento opera che porta la firma di Giacomo Serpotta e della sua scuola. E’ naturale restare incantati alla vista del ricamo di stucchi che adornano una così bella Chiesa.   La sua costruzione voluta dai Confrati del SS. Sacramento, riconosciuti canonicamente dal Vescovo di Mazara del Vallo è da collocarsi non più tardi del 1557.